SportGang racconta: la scena italiana dello skateboard

Wikipedia, fornisce la seguente definizione :”Lo skateboarding, oppure semplicemente skateboard o skate, è uno sport, spesso frainteso per un semplice hobby, nato in California negli anni sessanta.”

“E’ uno sport, spesso frainteso per un semplice hobby”.

Dal punto di vista di chi vive lo skate e di chi lo pratica da prima che cominciasse ad avere un minimo di riscontro sociale, questa frase è totalmente sbagliata.
Abbiamo intervistato Jacopo Rossi (in arte Jacopo Pausa), un ragazzo che dal 2013 ad oggi ha praticato lo skateboard per il proprio divertimento e per il proprio bisogno personale.

Abbiamo voluto raccontare il punto di vista di una persona “normale” e passateci il termine: non abbiamo scelto di raccontare la scena dello skate italiana dal punto di vista di una persona che tramite questa passione si guadagna da vivere; abbiamo scelto una persona che da parecchi anni vive e pratica lo skateboarding puro e che possa raccontare il proprio punto di vista senza nessuna pressione.

Dopo questa breve precisazione, cominciamo!

Lo skate è uno sport?

Chi vive lo skateboarding, lo definisce come un “non sport” e questa è una posizione condivisa e accettata praticamente da tutta la comunità mondiale di coloro che seguono questa passione.

L’obiettivo di chi comincia non è diventare più forte di quella determinata persona o più abile nel chiudere un trick (un’acrobazia) rispetto ad altri: si comincia per divertirsi e si continua per la stessa ragione.

Ci sono persone che cominciano a skateare, passano gli anni, imparano solamente (si fa per dire) 5 tricks e si divertono come pazzi con quelle poche acrobazie e va benissimo così.
Skateboarding is fun! (Lo skateboarding è divertimento)

L’aspetto che porta a definire lo skateboard come “non sport” è proprio il fatto che manca competizione o che manca quell’idea di competizione tipica di tutti gli sport.
Ovviamente tutti vogliono migliorare e chiudere tricks sempre più spettacolari!
Il nocciolo della questione è che il miglioramento non è un concetto esasperato come in altre discipline quando fai skate: l’importante è davvero divertirsi, il resto non conta!

Cosa rappresenta skateare per te?

Rappresenta una forma d’arte, uno stile di vita, una forma d’espressione!

Esiste un vestiario, esistono marche nate appositamente per lo skate,  esiste un linguaggio specifico che identifica ogni aspetto di questo mondo ed esistono delle usanze.
Sapete cosa usano gli skater come cintura? I lacci delle scarpe! Si, perchè utilizzare una semplice cintura risulta scomodo quando stai chiudendo alcuni tricks.

E queste usanze poi finiscono per cambiare tanti piccoli aspetti della vita di tutti i giorni, alterando un po la percezione delle cose.

Una persona che non pratica skate quando cammina per strada e vede un marciapiede probabilmente non vede altro che cemento.
Uno skater vede un’opportunità per chiudere un trick o semplicemente per girare in quello spot ( è un termine che si utilizza per indicare un posto in cui è possibile praticare skateboarding).

Quando è una brutta giornata, hai mille pensieri per la testa, prendi la tavola, cominci a girare e subito ti si libera la mente da tutti quei problemi: sotto questo punto di vista è come se fosse un metodo per dar forma al proprio bisogno di libertà.

Street skate o skate park?

Tutta la vita street skate (skateboard su strada): lo skateboarding nasce in strada e praticarlo per strada ha tutto un’altro sapore.
Per far capire meglio il concetto, ipotizziamo di chiudere un nuovo trick: chiuderlo all’interno di uno skate park è un conto, chiuderlo per strada è tutt’altro paio di maniche.

Bisogna però fare una precisazione: una cosa non esclude l’altra. Ogni tanto, non è male farsi una corsa all’interno di uno skate park.
L’aspetto migliore di girare all’interno di un parco, è il fatto di incontrare altre persone con la tua stessa passione per lo skateboard: diventa un momento di aggregazione ed un modo per confrontarsi e scambiarsi consigli e punti di vista.

Due skaters girano in uno skatepark.

Com’è la scena italiana dello skate?

Stiamo parlando ancora oggi di un qualcosa di nicchia e spesso stereotipato. La visione di chi è esterno a questo mondo, è che lo skate è un qualcosa per vandali e per coloro che cercano la ribellione.

Riagganciandomi al discorso dello skatepark, posso dire che al di fuori di questi parchi, è difficile incontrare altre persone che praticano skate.

Com’è cambiata la scena nel corso degli anni?

Ho cominciato nel 2013 e dopo 7 anni posso dire di aver assistito a grandi cambiamenti.

Inizialmente, complice anche l’assenza dei social, era molto più difficile reperire video inerenti a tricks o in generale al mondo dello skate: ogni mese uscivano 3 o 5 video, il materiale non era troppo; oggi tra YouTube,Instagram e Facebook non si riesce più a seguire tutto.

Un tempo lo skateboarding era più “lavorato” rispetto ad oggi e per questo motivo usciva “poca roba”: nei video si cercava la perfezione dei tricks e questo portava a lunghi periodi per la realizzazione (per alcuni video si parlava di anni).

Comparando quello che si vedeva 7 anni fa a quello che si vede oggi, il livello è sicuramente diventato molto più alto.
Un tempo, in quei famosi pochi video che uscivano ogni mese, si trovava sempre come chiusura del video un trick che lasciava tutti senza parole.

Con lo scorrere degli anni, quei tricks che sembravano fenomenali venivano chiusi sempre più spesso da ragazzini di 14/15 anni, con poca esperienza alle spalle.
Quindi si può tranquillamente dire che un salto di qualità c’è stato e che non è passato assolutamente in sordina.

E per quanto riguarda la culutura della skateboard?

Per quanto riguarda la cultura della skateboard, anche questa sta cambiando con il passare degli anni.

Appena entrato in questo mondo, le persone che già ci stava da un pò e che ho conosciuto, mi hanno trasmesso le idee e lo spirito di questa passione.
Ad esempio, sono stato subito introdotto a “support your local skate shop” : supporta il tuo negozio locale di skate!

L’idea è di valorizzare le realtà del territorio e chi ha deciso di guadagnarsi da vivere con questo mondo!
Non ha senso comprare uno skateboard su Internet perchè si risparmiano soldi: la maggiorparte delle volte stiamo comprando un prodotto in primis che non va bene alle nostre esigenze! Non c’è nessuno durante quell’acquisto in rete che ci da la sua esperienza per scegliere il prodotto migliore.

In secondo luogo, probabilmente stiamo dando denaro a multinazionali come Nike o Amazon, che uccidono le piccole realtà nate per supportare lo skateboarding e nate perchè, ovviamente volevano fare business in questo settore ma anche perché condividevano l’amore per lo skate.

C’è chi milita nell’ambiente dello skate da parecchio tempo e ha abbracciato il motto : Don’t do it, creato appunto per simboleggiare “la guerra” contro Nike che vuole sfruttare lo skate solo per far profitto, a discapito di tutte le piccole realtà e di tutta la cultura dello skateboard. 

Oggi molto ragazzi o ragazze che cominciano a fare skate, si approcciano in modo totalmente diverso da come lo è stato per me.

Si affidano a internet e nonostante l’ideologia collettiva se ne fregano e “sposano” Nike.

Dal 2018 o giù di lì, ho visto un progressivo ingresso nel mondo dello skateboard da parte del genere femminile: sui social sempre più spesso si vedono video di ragazze che praticano skate.

Questo dal mio punto di vista è un bene: nello skateboard non devono esistere barriere per nessuna persona. Skateboarding is fun! E per questa ragione chiunque voglia praticarlo è liberissimo di farlo.

I posers

Abbiamo detto finora che lo skateboard è una cosa di nicchia in italia.

Sotto il punto di vista del vestiario invece ci troviamo di fronte a tutt’altro discorso.

Qualche anno fa, ad un certo punto, alcuni brand che erano legati solamente al mondo dello skate sono stati investiti da un interesse di massa per i propri prodotti.

Così sono nati i posers: persone che indossano capi nati per gli skaters pur non praticando skate.
Per molte persone legate al mondo dello skateboard è stato come vedere uno sconosciuto che si intromette in una storia d’amore che non gli appartiene.

Così sono nati diversi slogan per ricordare a tutti come stanno le cose!
Don’t wear thrasher if you don’t skate.

Non indossare thrasher se non fai skate.

Sfatiamo un mito: Locals only?

Locals only è un termine per indicare che in una determinata zona posso girare solo coloro che vivono in quel posto o che frequentano sempre quel posto.

Nella mia esperienza posso dire di non essere mai andato incontro a rifiuti da parte di nessuno o di pressioni quando giravo in uno spot lontano dal mio paese o in un nuovo skatepark. Anzi, posso dire di essermi sempre trovato bene!

Solitamente chi fa skate vuole solo divertirsi e non pensa ad altro.

Skate shop e durata della tavola?

Per restare fedeli a “support your local skate shop” il mio consiglio è per l’appunto di informarsi su quale sia lo skate shop più vicino a dove vivete.

Una volta al negozio, affidatevi a chi ci lavora e ai consigli che possono darvi.

Solitamente si sceglie il pacchetto che si chiama “skate completo”: è uno skate già assemblato dal negozio e già settato per essere utilizzato. Il costo va dagli 80 ai 120 €.

In base all’utilizzo che ne fate, alla frequenza in cui girerete e alle tipologie di spot il vostro skate avrà una durata differente. Per un utilizzo moderato e senza salti impegnativi, può durare massimo 2/3 mesi. Con un utilizzo più aggressivo e frequente solitamente la durata è di 1 mese.
Ovviamente stiamo parlando della tavola, i restanti elementi del nostro skate hanno una durata più consistente!

Quindi ciò che andremo a cambiare sarà effettivamente la parte in legno su cui si poggiano i nostri piedi (si parla di un costo dai 50 ai 75 €).

Conclusione

Nonostante tutti i falsi miti legati a questo mondo e nonostante la difficoltà legata a mettersi su quelle dannate 4 ruote e stare in equilibrio, consiglio vivamente a tutti di provare questa forma d’arte che è lo skateboard.

L’inizio è quello che ti porta a smettere: provi a salire sullo skate, cadi, non hai pazienza e molli la tavola.
Consiglio vivamente di avere pazienza: quello che vi aspetta dopo le prime cadute varrà la pena di qualsiasi sacrificio.
Vi aspetta un mondo nuovo che vi farà vedere la vita sotto tutt’altra prospettiva!

Lo skateboard mi ha insegnato due cose che simboleggiano il significato della vita. Come stare in equilibrio e come rialzarti quando sei caduto.

Nikki Rowe

SportGang ringrazia di cuore Jacopo per aver raccontato le proprie esperienze e i propri punti di vista di questo fantastico mondo.
Per altri articoli non dimenticate di visitare sportgang.it!

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