La leggenda sportiva di Milone di Crotone

Milione di Crotone è stato uno dei più grandi e famosi atleti dell’antica Grecia. Nel corso della propria carriera sportiva è riuscito ad accumulare un numero impressionante di vittorie in differenti giochi dell’epoca, a tal punto da consacrare se stesso e il proprio nome a leggenda.

A testimonianza di quanto appena detto, nel corso dei secoli a venire, troviamo un consistente numero di opere a lui dedicate: statue, dipinti, affreschi e perfino opere letterarie. Una statua di Milone è presente alla stadio dei Marmi di Roma, un impianto sportivo dedicato principalmente all’atletica leggera.

In memoria del suo nome, è stato creato un torneo internazionale di lotta greco romana: il Trofeo Milone, che a oggi viene ancora praticato. Ma da cosa nasce la leggenda?

La storia di Milone di Crotone

Cominciò a caricare un giovane vitello sulle proprie spalle e giorno dopo giorno, con costanza, continuò con gli allenamenti. Più giorni passavano e nel mentre, il vitello aumentava di peso e cresceva assieme a Milone stesso. La leggenda vuole che dopo un lungo periodo di allenamento il giovane vitello fosse diventato un toro robusto e che Milone, grazie alla propria costanza, fosse in grado di sollevarlo.

I Giochi Pitici, erano tra i principali giochi dell’epoca e venivano disputati a Delfi, ogni quattro anni, nel tempio di Apollo. In questi giochi Milone conquistò 10 volte il titolo di campione. I Giochi Istmici, invece, si svolgevano a Corinto ed erano in onore di Poseidone e del Dio Palemone. Anche in questi giochi, Milone mise in mostra la propria supremazia vincendo sei edizioni.

I Giochi Nemei, si svolgevano ogni due anni nella città di Nemea (in seguito trasferiti ad Argo) e videro Milone trionfare per ben nove volte.

L’epilogo

La vita di Milone fu esemplare anche lontano dai campi da gioco e dalle competizioni dell’epoca: fu ottimo guerriero e uomo di vita pubblica. La leggenda narra che in un giorno indefinito della propria vita, Milone stesse passeggiando in un bosco. Interessato da un tronco di un albero, infilò la mano nella cavità del tronco, rimanendo incastrato. Mentre tentava di liberarsi, un branco di lupi lo sorprese alle spalle sbranando e mettendo fine alla vita del più grande sportivo dell’antica Grecia.

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